Il modello Zero Trust e la sicurezza nell’IoT
Negli ultimi anni, la sicurezza informatica è diventata una priorità assoluta per aziende e governi a causa dell’aumento esponenziale dei dispositivi connessi e di conseguenza delle potenziali vie d’accesso per le minacce informatiche. In questo contesto, i modelli di sicurezza tradizionali si sono rivelati inefficaci a differenza del modello Zero Trust che sta emergendo come un approccio efficace e adattabile alla situazione attuale.
Cos'è il modello Zero Trust?
La sua filosofia è chiara: “Never Trust, Always Verify” (non fidarsi mai, verificare sempre).
Questo approccio alla sicurezza informatica elimina il concetto di fiducia implicita all’interno di una rete imponendo che ogni richiesta di accesso alla rete sia rigorosamente verificata, indipendentemente dalla sua origine. Proprio per questo motivo, il modello Zero Trust è particolarmente importante nel settore dell’Internet of Things dove miliardi di dispositivi connessi creano nuove superfici di attacco.
L’implementazione di un’architettura Zero Trust si basa su pilastri tecnologici e strategici essenziali tra cui:
- Verifica continua. Nessun dispositivo o utente è considerato affidabile di default di conseguenza vengono utilizzati processi di autenticazione a più fattori e controlli basati sul contesto (dispositivo, posizione, comportamento)
- Microsegmentazione della rete. La rete viene suddivisa in zone sicure per impedire agli attaccanti di spostarsi liberamente in caso di compromissione di un dispositivo o account.
- Monitoraggio continuo e analisi comportamentale. L’uso di Intelligenza Artificiale e Machine Learning permette di rilevare anomalie in tempo reale, identificando possibili minacce prima che possano causare danni.
- Applicazione del principio del minimo privilegio. Gli utenti e i dispositivi hanno accesso solo alle risorse strettamente necessarie, limitando il rischio di accessi non autorizzati e riducendo il potenziale impatto di eventuali attacchi.
In sintesi, adottare il modello Zero Trust significa passare da un approccio statico a un modello dinamico e adattivo, capace di rispondere alle minacce moderne e di garantire un livello di sicurezza più elevato in un mondo sempre più connesso.
Il modello Zero Trust in ambito IoT
L’Internet of Things (IoT) sta trasformando numerosi settori, dalla smart home all’industria 4.0, introducendo nuove opportunità ma anche sfide significative per la sicurezza informatica. Come scritto in precedenza, ogni dispositivo connesso rappresenta un potenziale punto di ingresso per attacchi informatici, e l’assenza di standard di sicurezza uniformi ha spesso reso gli ambienti IoT vulnerabili a minacce informatiche di vario genere.
Per affrontare queste sfide, le istituzioni stanno introducendo regolamenti più stringenti per migliorare la sicurezza dei dispositivi connessi, come il Cyber Resilience Act o la Direttiva RED. Questi sviluppi normativi spingono le aziende a ripensare il modo in cui progettano e gestiscono i dispositivi IoT, adottando strategie di sicurezza più robuste. Ecco come il modello Zero Trust di applica in ambito Internet of Things:
- Identità e autenticazione dei dispositivi. Ogni dispositivo IoT deve avere un’identità digitale verificabile. L’uso di certificati digitali e di processi di autenticazione forti aiutano a prevenire accessi non autorizzati
- Protezione dei dati e segmentazione della rete. La microsegmentazione impedisce che un dispositivo compromesso possa mettere a rischio l’intera rete. Inoltre, la crittografia dei dati è essenziale per proteggere informazioni sensibili
- Rilevamento delle minacce tramite algoritmi di AI. L’analisi dei dati attraverso algoritmi di Intelligenza Artificiale consente l’identificazione delle potenziali minacce prima che possano causare danni significativi
Per concludere, la crescente diffusione dell’IoT ha reso la sicurezza informatica un elemento imprescindibile per garantire la protezione dei dati e la resilienza delle reti. L’approccio Zero Trust offre un modello efficace per affrontare le minacce emergenti, consentendo di ridurre il rischio di attacchi e garantire che solo dispositivi affidabili possano operare all’interno di un ecosistema connesso.